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Un nuovo progetto: la Vigna Giardino

A Monte Dall’Ora stiamo lavorando con grande voglia, emozione e un pizzico di sana follia a un sogno che ci riempie la testa e il cuore già da un po’ di tempo: realizzare una vigna giardino. La nostra Vigna Giardino, un angolo di benessere per noi, per chi ci lavora e per chi ne assaggerà i frutti. Un luogo di grande respiro, dove sorgerà il nostro “vigneto della maturità“. Un posto dove sarà possibile riscoprire la natura, la storia e le tradizioni più autentiche di questa terra. Una meta in cui arrivare per ascoltare e ascoltarsi, trovare armonia, sperimentare l’energia di una vigna viva e aperta a tutto il mondo e ai suoi abitanti.

Un luogo che guarda al passato…

La vigna giardino di Monte Dall’Ora è un progetto che affonda le radici nella storia di questo angolo della Valpolicella e che vuole concorrere alla riscoperta della sua ricchezza storica, culturale e colturale. L’occasione di iniziare a trasformare un sogno in realtà è arrivata con la notizia di un appezzamento di terra in vendita. Alle spalle della Villa Betteloni, una delle più antiche residenze di campagna veronesi il cui nucleo centrale risale al 1381, un terreno agricolo destinato a essere convertito in terreno edificabile ci ha “chiamato”. Villa Betteloni (nella foto una cartolina degli anni ’40) è un luogo straordinario. Viene detta Villa dei Poeti per le vicissitudini storiche che l’hanno vista essere dimora estiva del Guarino, l’umanista che nei suoi scritti ne cantò la bellezza e i pregi. Successivamente è diventata dimora della famiglia Betteloni, che ospitò alcuni tra i più importanti poeti dell’Ottocento. Un posto così bello, ci siamo detti, deve continuare a vivere dentro la natura e la bellezza più autentica della Valpolicella. Niente ruspe e cantieri; spazio alla vita, alla sua ricchezza infinita, alla meravigliosa fantasia della sua bellezza.

 

…e parla di noi e del nostro futuro

Comporre un giardino non è solo una questione di ragionamento, proporzioni e calcoli. Prima occorre sognarlo. Ci siamo ispirati agli antichi orti medievali e abbiamo cercato il nostro centro, dove una sorgente o un pozzo che attinge alle profondità della terra, o anche solo il vuoto, rappresenti il punto di convergenza di tutti i filari e i percorsi di lavoro e di preghiera/pensiero. Questo è il disegno realizzato dal nostro amico Marco, che ci ha ispirato per la geometria e per il progetto di impianto realizzato. Per gli alberi centrali, che rappresentano noi all’interno della vigna giardino, abbiamo scelto un albero in cui un po’ ci riconosciamo: il celtis australis. Viene detto anche spaccasassi perché affonda le radici nel terreno molto in profondità. E’ un albero di grande forza e generosità, produce molte bacche di cui gli uccelli si nutrono. L’albero è l’elemento della natura che crea il nostro legame tra le forze terrestri e le forze cosmiche. Ci insegna la pazienza, l’importanza di mettere il seme nel piantarlo sapendo che della sua ombra godranno persone che arriveranno dopo di noi.

 

Trent’anni dopo l’ultimo  vigneto il fondo appariva così

L’ultimo vigneto presente in questo terreno risale al 1987. Il terreno è rimasto incolto per un ventennio. Il proprietario precedente aveva in progetto di costruire un villaggio con strade, appartamenti, villette… insomma, un bel complesso edilizio che avrebbe modificato molto il paesaggio di questo angolo della Valpolicella. Il nostro sogno – oppure una piccola follia, se preferite – ha permesso di riscrivere una storia già decisa. Nell’estate del 2017 il fondo appariva così come vedete in queste foto… L’espressione di Carlo vale più di 1.000 parole!

 

I primi lavori: la pulizia del fondo

Abbiamo iniziato a togliere i rovi e a ripulire la terra dalla vegetazione spontanea per riportarla alla sua origine agricola e salvarla dalla speculazione edilizia.

Abbiamo ripulito e dato luce ai cipressi secolari, agli olivi, ai roveri, che erano stati soffocati dall’incuria.

Ci siamo rimboccati le maniche per ripristinare la sorgente e pulire il terreno da qualche copertone e sedia rotta “dimenticati” nel fondo da qualche furbetto… e poi abbiamo fatto un po’ di legna per mantenerci attivi durante i mesi invernali.

Le cave di Sausto: il maton

 

Castelrotto (che vedete  nella foto) ha una storia molto antica. Sotto la collina di Sausto fin dall’epoca romana sono state scavate cave per estrarre materiale da costruzione, una pietra di colore giallo dorato chiamato localmente maton per la sua facilità di lavorazione che dava la possibilità di tagliarlo a blocchi quadrati. Impropriamente confuso con il tufo, si tratta invece di una roccia calcareo-arenitica originata dalla fusione di sabbie con resti fossili di organismi marini.

 

 

L’attività estrattiva si ridusse notevolmente dopo la Prima guerra mondiale a causa dell’affermarsi dell’utilizzo di manufatti in cemento, che sostituirono progressivamente il calcare. Le cave (nella prima foto in bianco e nero una foto dell’interno) furono poi utilizzate come deposito militare durante il periodo della Seconda guerra mondiale (nella seconda foto in bianco e nero vedete come apparivano).

 

 

 

Un terreno vocato alla viticoltura…

La geologia della collina vede affiorare calcari nummulitici dell’Eocene inferiore e medio. Lo spessore delle rocce va dai 20 cm ai 5-6 metri e si sviluppa per una profondità di 70cm circa. E’ una roccia ricca di fossili, friabile in alcuni strati. La vigna riesce a penetrare in profondità cercando umidità e minerali.

 

“Questo è il migliore terreno da Recioto” diceva mio nonno “perchè coniuga una buona maturazione delle uve a una grande acidità che permette lunghi affinamenti”.

 

 

 

 

…dove mondo vegetale e animale sono un tutt’uno

Questa terra è ricca di humus, la sostanza che si forma con la decomposizione dei resti organici, le foglie cadute, i resti di rami, semi, insetti e microrganismi al lavoro. Ogni cosa che ha vissuto su questa terra, trasformata dai microrganismi del suolo, torna alla vita.

 

Un terreno ricco di humus rilascia in abbondanza il nutrimento di cui le piante hanno bisogno. Gli insetti scavatori e i lombrichi arieggiano il terreno, lasciando in questo modo penetrare lentamente la pioggia e proteggendolo dall’erosione. Favoriscono le trasformazioni chimiche che rendono la pianta più forte di fronte alle malattie.

 

Mondo vegetale e mondo animale sono un tutt’uno: le piante che hanno nutrito gli animali vengono a loro volta nutrite dall’azoto favorendo il ciclo della vita.

 

 

La piantumazione delle viti

Ad agosto abbiamo piantato i pali per la nuova vigna: un lavoro impegnativo e faticoso ma anche entusiasmante, perché il nostro progetto prende forma a poco a poco. Nel nuovo vigneto hanno trovato spazio le varietà autoctone di questo angolo della Valpolicella insieme a una varietà nata proprio qui a Monte Dall’Ora e che abbiamo riprodotto per aumentare la tipicità del luogo. Quest’ultima varietà matura con un certo anticipo e dà un buon tannino.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

No alla monocoltura, sì alla biodiversità

Nella nostra vigna-giardino, in linea con la filosofia che dal primo istante ha caratterizzato il nostro modo di intendere la terra in cui abitiamo, troveranno spazio tante colture. Sarà un piccolo inno alla biodiversità, che da sempre arricchisce le nostre giornate e ci fa scoprire, giorno dopo giorno, quel sottile e meraviglioso equilibrio che si rinnova. Accanto a querce, ulivi e altri alberi con più di 50 anni che costituiscono il miglior spazio possibile per la nascita di una nuova vigna, abbiamo messo a dimora alberi da frutto cercando le diverse varietà presenti in zona e coltivato un nuovo orto dove trovano spazio verdure ed erbe che riempiono di colori e profumi diversi le stagioni dell’anno.

 

 

 

 

(CONTINUA…)